Dietro la carta – Un’altra Giorgia Colucci

SCHEDA DEL LIBRO:

È disponibile solo formato ebook

Genere: raccolta poetica

Pagine: 48 (978 kb)

Autore: Giorgia Colucci

Editore: I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

Pubblicazione: 22 Febbraio 2019

Prezzo: 2,99 €

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GIORGIA COLUCCI:

Di chi stiamo parlando già lo sapete, Giorgia Colucci è già stata protagonista di un’intervista su questo blog (nel caso ve la foste persi vi lascio il link, Dietro la carta – Intervista a Giorgia Colucci). Mentre nel precedente articolo ci siamo dedicati per intero a questa figura e alla sua carriera, questa volta analizzeremo il suo libro… O meglio, l’importanza della scrittura e della pubblicazione nei tempi contemporanei.

Iniziamo con l’intervista vera e propria

Cosa ti ha spinto a scrivere il libro?

“Vorrei mettere il mondo in carta” raccoglie componimenti che avevo accumulato su fogli sparsi in anni e anni. Confrontandomi con la mia editor, nonché talentuosa poetessa, Elisa Longo ho cercato di selezionarlo e dare loro un senso. Volevo esprimere il ruolo salvifico che ha secondo me la poesia. La modalità che ha preso corpo nel lavoro con Elisa, era quella di costruire una sorta di percorso di rinascita dall’interno all’estate, dalla vecchiaia all’infanzia. Ho iniziato a lavorare sul libro dopo la proposta, del tutto inaspettata, di Stefano Donno, che mi ha coinvolto nella realizzazione di un E-book per I Quaderni del Bardo Edizioni. La foto di Guendalina Ebelli, amica e fotografa di scena della mia compagnia teatrale, ha completato l’opera.

Di tutta la raccolta qual è la tua “preferita”? Perché?

Sinceramente é molto difficile rispondere. Le poesie hanno tutte un valore particolare per me. Sono molto affezionata a loro e ai momenti in cui hanno preso vita. “Vorrei mettere il mondo in carta” rappresenta il mio sforzo nella scrittura. Tuttavia, amo anche “Ad Amarante” perché mi riconduce a un periodo felice della mia vita, nel quale ho svolto volontariato in Portogallo. Un mese nel quale ho vissuto davvero a contatto con la natura e con le persone. Fuori dalla corsa continua della città. È importante per me anche “Madina”, una semplice ninnananna che peró vuole raccontare l’orrore di un tema attualissimo, come quello della migrazione. Quelle che rileggo più spesso sono peró le poesie dedicate alla mia famiglia, in particolare “I dolci della nonna”. Ho perso da un anno la mia nonnina e in quel componimento ci sono tutti quegli aspetti che mi ricordo di lei e che me la fanno sentire presente. Spero che questo risponda alla domanda.


[premessa] Personalmente preferisco i racconti, li trovo paradossalmente più poetici in quanto concedano più spazio allo scrittore, ma confesso, in quanto scrittrice, di essere di parte.

Perché hai scelto proprio la poesia come “sfogo personale” e non un romanzo? credi che la poesia abbia qualcusa in più da offrire?

Perché paradossalmente? Non vedo la poesia e i racconti così distanti. Sono due modi di interiorizzare gli avvenimenti, le storie, il quotidiano. Hanno entrambi un effetto catartico su di me. Tuttavia, la poesia si manifesta come un bisogno più immediato. Una sirena ammaliante che illumina gli eventi alla luce delle emozioni e li rende speciali. Con i racconti ho un modo di convivere diverso. Dico convivere perché, mentre scrivo, mi immergo nel racconto e dialogo con i personaggi. È uno spazio che, pur essendo mio, è in qualche modo condiviso. A proposito di racconti, nei prossimi mesi uscirà una mia storia breve nella raccolta Giovani Scrittori Iulm.


[premessa] Viviamo in un modo sempre più assoggettato dai media e dalle nuove tecnologie che ci sta spingendo alla costante ricerca della semplificazione verbale, alla ricerca di risposte facili, veloci ed esatte, la soglia di concentrazione si sta abbassando e la lettura sta lentamente diventando obsoleta

Cosa ne pensi a riguardo?

Purtroppo, riguardo all’attenzione, dici la verità. Lo dimostrano anche studi scientifici. Tuttavia, non credo le storie non smetteranno mai di affascinarci come umani. Sono una forma immediata di contatto umano. Da quello che vedo e studio, nella contemporaneità le storie evolvono, forse vengono messe in crisi dal postmoderno. Eppure, continuano a dirci qualcosa. Anche la poesia, come forma di espressione è un modo di raccontare e raccontarsi. Un aspetto che mi hanno fatto notare in tanti rispetto mio lavoro è il fatto che sia calato nel proprio tempo e che dialoghi con esso. Una bella soddisfazione, direi.

Questi fattori ti hanno scoraggiata o hanno influito sulla tua composizione?

Le poesie per me sono un’esigenza. Scrivo da quando nemmeno sapevo che cosa fossero i social network, perciò direi di no. Quando ho riordinato le poesie ho provato a creare qualcosa che parlasse a me e che, allo stesso modo, potesse parlare ad altre persone, ragazzi della mia età. Non ho previsto come si sarebbe confrontato con il mondo di oggi. Direi però che il primo impatto è andato bene, visti i risultati su Amazon. La sfida è continuare a dire qualcosa, a emozionare anche nel corso del tempo.

Credi che questi fattori andranno a pesare sulla tua carriera?

Comunicare implica ovviamente un dialogo continuo con il proprio tempo e le sue peculiarità. Questo non significa però stravolgersi. Quando scrivo, un racconto, una poesia o un articolo, cerco di trasmettere l’emozione o il valore autentico che un fatto o un argomento trasmettono a me, prima di tutto. Se quel testo ha per me un’emozione o un significato, è possibile che lo stesso arrivi anche a un ipotetico lettore, per quanto possa essere distratto. In un certo senso, bisogna voler bene ai propri scritti. Essere i primi a credere in loro. Solo si manterranno autentici anche per chi li legge o li ascolta nel caos della contemporaneità. O almeno, questo é quello che penso io. Poi ci sono mille altre ricette. Ognuno per sopravvivere trova la sua.


L’intervista si è conlcusa, spero sia stata di vostro gradimento e che vi abbia offerto spunti di riflessione. Nel caso vi foste incuriositi, vi lascio il link di una spendida recensione sul libro di Giorgia Colucci.

Valeria

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